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<title>Società Pannunzio per la libertà d'informazione</title>
<description>Società Pannunzio per la libertà d'informazione</description>
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<title>telespettatori truffati - denunciamo all&#039;ordine dei giornalisti Skytg24 e due giornalisti che prima del referendum hanno fornito notizie false e tendenziose che hanno manomesso lo svolgimento e l&#039;esito delle votazioni</title>
<pubDate>Tue, 19 Apr 2016 22:00:00 +0200</pubDate>
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La  &quot;Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione&quot; e &quot;Senza Bavaglio&quot;  hanno denunciato all&#039;Ordine dei giornalisti del Lazio la direttrice di  SkyTg24 e due giornalisti della Rai (servizio pubblico), che hanno  violato l&#039;etica professionale e messo sotto i piedi ogni dovere di  correttezza professionale.

Spett.le Vincenzo Cerracchio,
Consiglio di disciplina
Ordine dei Giornalisti del Lazio
Via Piazza della Torretta, 36
00186 ROMA
e p.c. Vincenzo Iacopino, Ordine Nazionale dei Giornalisti
e p.c. Paola Spadari, Ordine dei giornalisti del Lazio
Roma, 20 Aprile 2016
Nei giorni immediatamente precedenti la votazione del 17 aprile  2016 sul referendum abrogativo delle trivelle il giornalista Gerardo  Greco di Agorà Rai 3, il giornalista Franco Di Mare di Uno Mattina RAI 1  e il telegiornale SKY TG 24 hanno informato i telespettatori fornendo  notizie false in grado di manomettere lo svolgimento  e l’esito delle  consultazioni medesime.
Più volte questi “giornalisti” hanno ingannato per “dolo” o  per “ignoranza” i loro utenti sostenendo la tesi che le votazioni si  sarebbero svolte esclusivamente nelle regioni che avevano promosso il  referendum. E mai hanno rettificato queste falsità.
Teniamo a sottolineare che non si tratta, nel caso di specie, di  espressioni di libere opinioni bensì della diffusione consapevole di  informazioni false e tendenziose.
Questo comportamento viola la deontologia ed è gravemente lesiva  dell’intera categoria giornalistica, quindi chiediamo che l’Ordine dei  giornalisti di Roma apra un procedimento disciplinare nei confronti di Gerardo Greco, di  Franco Di Mare e di Sarah Varetto, direttrice di SKY TG24.

Siamo in grado, su richiesta, di fornire la documentazione che dimostra la diffusione delle false informazioni citate.
ENZO MARZO
(portavoce della “Società Pannunzio per la libertà di informazione”
MASSIMO ALBERIZZI
(portavoce di Senza  Bavaglio)
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<title>Il Tavolo Civico al Forum PA: &quot;Dalla trasparenza alla partecipazione civica&quot;</title>
<pubDate>Thu, 21 May 2015 22:00:00 +0200</pubDate>
<description> Martedi 26 maggio, alle 15:00, presso Forum PA, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, si terrá l&#039;ncontro &quot;Dalla trasparenza alla partecipazione&quot;, al quale il Tavolo Civico per migliorare lo Stato, di cui la Società Pannunzio fa parte, parteciperà come relatore.
 
 
PROGRAMMA
 
Introduce e CoordinaPaolo Aquilanti, Segretario Generale - Presidenza del Consiglio dei Ministri) IntervengonoMarcello Degni, Docente - SNALa trasparenza e la partecipazione nei documenti di bilancioFederico Sassoli de Bianchi, Portavoce del Tavolo civico per migliorare lo StatoEsperienze di collaborazione tra Istituzioni e Società civileGiulio De Petra, Esperto di innovazione digitale I media civici come strumento per la partecipazioneIlaria Casillo, Autorità per la partecipazione - Regione ToscanaLa legge della Regione Toscana sulla partecipazione e le sue esperienze concrete di attuazioneCon la partecipazione diMaria Anna Madia, Ministro per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione
 
Il Tavolo Civico per migliorare lo Stato è un organismo indipendente e senza fine di lucro   composto da diverse associazioni ed organizzazioni civiche e   professionali interessate alla promozione della trasparenza ed   efficienza nella pubblica amministrazione. Ne fanno parte, oltre alla Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione:  AIDP -  Associazione Italiana per la Direzione del Personale,  Associazione  Allievi SSPA, CIDA - Management e alte Professionalità per  l&#039;Italia,  CittadinanzAttiva, Civicum, Consiglio italiano per le  Scienze Sociali,  Foia - Iniziativa per l&#039;adozione di un Freedom of  Information Act in Italia,  Fondazione Etica, Forum PA, FP CIDA -  Federazione Nazionale Dirigenti e  alte professionalità Funzione  Pubblica,  Labsus, Officine Einstein,  Openpolis, Prioritalia,  Transparency International Italia e in veste di &quot;Osservatore&quot;: ANFACI,   Confindustria, ItaliAperta.</description>
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<title>&quot;Orientarsi in Presidenza&quot;: con il contributo del Tavolo Civico e della Società Pannunzio nasce glossario on-line per un semplice accesso alle iniziative del Governo</title>
<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 23:00:00 +0100</pubDate>
<description>  Orientarsi in Presidenza: le informazioni utili per i cittadini, le imprese e le Istituzioni
 
 
Nell’ambito del  Tavolo Civico per migliorare lo Stato, sul sito istituzionale di Palazzo Chigi, Governo.it, è stato realizzato il progetto “Orientarsi in Presidenza”
 
Il progetto - frutto del lavoro svolto dal gruppo di lavoro su comunicazione e trasparenza,  composto da Cittadinanza Attiva, Iniziativa per l&#039;adozione di un Freedom of  Information Act  in Italia, Societá Pannunzio per la libertá di  informazione, Transparency  International Italia -   è volto a  facilitare l’accesso alle informazioni da parte dei  cittadini e delle  imprese attraverso la navigazione per temi e parole chiave e non già,  come avviene tradizionalmente, partendo dalle strutture amministrative.
 
Il glossario è il risultato di un primo censimento delle attività e  delle competenze esistenti nell&#039;amministrazione, ma  sarà via via  arricchito ed aggiornato man mano che le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri invieranno  dati sulle attività svolte ritenute di particolare interesse per  l&#039;utenza.
 
Il Tavolo Civico per migliorare lo Stato, che ha collaborato a  titolo gratuito, è un organismo indipendente e senza fine di lucro  composto da diverse associazioni ed organizzazioni civiche e  professionali interessate alla promozione della trasparenza ed  efficienza nella pubblica amministrazione. Ne fanno parte, oltre alla Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione: AIDP -  Associazione Italiana per la Direzione del Personale, Associazione  Allievi SSPA, CIDA - Management e alte Professionalità per l&#039;Italia,  CittadinanzAttiva, Civicum, Consiglio italiano per le Scienze Sociali,  Foia - Iniziativa per l&#039;adozione di un Freedom of Information Act in Italia,  Fondazione Etica, Forum PA, FP CIDA - Federazione Nazionale Dirigenti e  alte professionalità Funzione Pubblica,  Labsus, Officine Einstein,  Openpolis, Prioritalia, Transparency International Italia e in veste di &quot;Osservatore&quot;: ANFACI,  Confindustria, ItaliAperta.</description>
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<title>Lettera al Corriere della Sera (su sollecitazione del portavoce del M5S alla Camera, Danilo Toninelli)</title>
<pubDate>Tue, 04 Nov 2014 23:00:00 +0100</pubDate>
<description>LETTERA INVIATA DALLA SOCIETÀ PANNUNZIO AL DIRETTORE DE &quot;IL CORRIERE DELLA SERA&quot;, FERRUCCIO DE BORTOLI
 
All’attenzione del Direttore de “il Corriere della Sera”Ferruccio de Bortoli
 
Roma, 3 novembre 2014.
 
Egregio Direttore,Il portavoce del MoVimento Cinque Stelle alla Camera dei Deputati, Danilo Toninelli, si è rivolto alla Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione per sollecitare un intervento presso il Corriere della sera sulla mancata pubblicazione di una sua lettera che evidenziava un errore in un articolo sul cavalierato di Silvio Berlusconi.La documentazione che ci è stata allegata, e che qui riproponiamo, parla chiaro.  Ci troviamo di fronte a un errore indiscutibile del Corriere della sera, che arriva persino a contraddirsi in due articoli diversi. Ma tutti gli errori sono ben poca cosa di fronte alla pervicace volontà di non rimediarvi. L’onorevole Toninelli ha infatti scritto una lettera al Direttore per segnalare la notizia inesatta e per chiedere una rettifica. Ma il giornale non ha pubblicato la sua lettera, e  si è ben guardato dal correggere l’errore. Quindi ha deciso di non tenere conto di una una richiesta di rettifica e soprattutto, invece di scusarsi coi suoi lettori per l’errore commesso, ha  continuato a tenerli all’oscuro della verità dei fatti.La Società Pannunzio, che dal 2009 promuove l&#039;adozione dello &quot;Statuto dei diritti dei lettori&quot; (anche in qualità di soggetto estensore dello stesso), non può che rammaricarsi nel constatare che in questo caso ci troviamo di fronte a una ingiustificabile scortesia, a un inaccettabile abuso del potere giornalistico e - soprattutto -  a un’arrongante mancanza di rispetto nei confronti di tutti coloro che acquistano il giornale.La invitiamo pertanto a provvedere quanto prima a ristabilire le verità dei fatti, anche per evitare l&#039;insorgere di ineccepibili polemiche pubbliche, sia da parte del MoVimento Cinque Stelle sia della stessa Società Pannunzio.Cordiali saluti
Enzo Marzo,Portavoce della Società Pannunzio per la libertà d’informazione(www.societapannunzio.eu)
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<title>Rieccolo, Farina</title>
<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 22:00:00 +0200</pubDate>
<description>
Ci sono  migliaia di ragazzi che desiderano essere giornalisti. Si industriano  in ogni modo, vengono ricompensati con una miseria, e ben che vada,  entrano a fatica nella gran massa dei precari la cui libertà  intellettuale, condizione minima del lavoro giornalistico, non è  garantita affatto.
Alcuni di loro hanno una tale passione che per  svolgere comunque questa professione corrono seri rischi personali.  Ovviamente gli editori li sfruttano e li &quot;normalizzano&quot; in poco tempo. È  una situazione &quot;disperata&quot; che avrebbe bisogno, per essere affrontata,  di un sussulto di impegno &quot;politico&quot; e morale dell&#039;intera categoria e  dei cittadini tutti. Questo per dire che noi giornalisti italiani siamo  davvero allo sbando se siamo costretti invece a discutere di un caso  marginale che non sarebbe mai dovuto nascere, che rischia di porre la  pietra tombale sull’informazione italiana. E che è di facilissima  soluzione, se si vuole.
 
Ci riferiamo all’ennesimo caso Farina. Non tutti  i lettori sanno chi è questo gentiluomo. È presto detto: è un  giornalista radiato sette anni fa dall&#039;Ordine professionale perché,  prezzolato, svolgeva due lavori, come Arlecchino. Era contemporaneamente  servo della professione e servo dei Servizi segreti, col nome in codice  Betulla. Già fu vergognoso che per radiarlo l&#039;Ordine di Milano, dopo  una ridicola sospensione soltanto di un anno, dovette cedere alla  sollecitazione addirittura della Procura della Repubblica. Poi, sapete  com&#039;è fatto il nostro paese, alla radiazione per aver provocato &quot;un  gravissimo discredito per l&#039;intera categoria&quot; ha corrisposto  l&#039;irresistibile ascesa di &quot;Farina&quot;-“Betulla”-&quot;Dreyfus&quot;, giornalista uno e  trino, che è andato a fare compagnia ai Razzi, agli Scilipoti, ai De  Gregorio diventando persino deputato. Non scrivo “onorevole” per  decenza. Constatato che il malaffare porta al trionfo, con qualche  sotterfugio Farina e il suo direttore “per grazia ricevuta”, Sallusti,  hanno continuato a violare le norme deontologiche (e per questo il  direttore è stato condannato a un paio di mesi di sospensione su  iniziativa della Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione). Per  altri imbrogli invece Farina si è fatto un&#039;altra bella condanna penale a  più di due anni. Pensavamo, quindi, che Farina, soddisfatto per aver  trovato una cuccia nel “partito degli onesti”, finalmente si fosse  acquietato, satollo del suo &quot;successo&quot;. E invece no. All’improvviso e  sorprendentemente si è venuto a sapere che l&#039;Ordine di Milano, su sua  richiesta, lo ha reintegrato nella professione giornalistica. Annullando  la radiazione. C&#039;è da dire che, a complicare le cose, il caso Farina è  al centro di un guazzabuglio giuridico, perché “Betulla”, per evitarsi  la radiazione, si dimise qualche giorno prima della “sentenza”  dell’Ordine, il quale però ugualmente prese la decisione. La Cassazione  ha sostenuto poi che la radiazione era illegittima perché non si poteva  applicare a un soggetto che in quel momento non era più iscritto. Il  meschino espediente non credo che possa giovare un granché a Farina.
 
Come si diceva una volta, &quot;il problema è politico&quot;. La categoria dei  giornalisti può avere al suo interno un personaggio di tal fatta? Certo  che no. Già siamo stati gravemente titubanti nell&#039;espellerlo, adesso  riammetterlo è assolutamente vergognoso e ci fa cadere tutti, anche i  dissenzienti, anche i dimissionari (speriamo molti), in quel calderone  maleodorante di sotterfugi, di furberie, di assenza di etica pubblica,  di malaffare che ha invaso come una metastasi l&#039;intero paese. Già siamo,  noi giornalisti, abbastanza screditati. Vi prego, non mettiamoci la  pietra al collo per affondare definitivamente. Inoltre, la questione  giuridica è facilmente risolvibile perché qualunque sia la tesi scelta  il risultato può non cambiare.
 
Prima tesi. Se si accettano le ragioni  &quot;formali&quot; della Cassazione, la radiazione non c&#039;è mai stata e, quindi, è  anche nulla l’indecorosa decisione dell&#039;Ordine di Milano di settembre  di annullare una radiazione inesistente. Sul tappeto rimangono le  dimissioni e quindi un&#039;uscita volontaria di Farina dall&#039;Ordine. Se  Farina, consumata la sua furberia, vuole intraprendere di nuovo la  professione giornalistica, faccia, come un qualunque Mario Rossi che  intende iscriversi all’Ordine, il suo bravo praticantato di 18 mesi, il  suo bravo esame professionale e lasci valutare dai suoi colleghi se il  suo pedigree e la sua personalità sono confacenti a quel minimo di  decenza che si richiede a un giornalista, a tutti giornalisti. La sua  bocciatura in quella sede sarebbe anche una bella lezione per tutti i  furbacchiotti come lui, che per evitarsi un gravissimo provvedimento  disciplinare se la svignano prima.
 
Seconda tesi. Se invece l&#039;Ordine  decide di prescindere dall’interpretazione della Cassazione (ma non si  vede come possa farlo) e conferma di avere avuto il diritto di radiare  un giornalista dimesso, non si vede proprio come oggi possa rimangiarsi  la radiazione, soprattutto se si tiene presente che Farina ha continuato  pubblicamente a non tenere conto assolutamente del fatto che poco si  addice al giornalista una pratica di sotterfugi, di menzogne, di  condanne.
 
Aggiungo, anche se per i lettori avvertiti non ce n’è bisogno,  che tutta questa vicenda squallida non investe nel modo più assoluto il  diritto garantito a ogni cittadino dalla Costituzione di esprimere il  proprio pensiero, quindi anche a Renato Farina, il quale può scrivere  come e dove vuole, firmandosi con le sue qualifiche del momento. Quindi  la radiazione non conculca alcun diritto. Non si vuole mettere il  bavaglio a nessun cittadino. Non si crea nessun martire. Ma la  professione giornalistica è altra cosa. E non si capisce per quale  privilegio si dovrebbe concedere la possibilità di svolgere un regolare e  ufficiale lavoro giornalistico, che richiede precise qualità  professionali e deontologiche, a chi con i fatti ha smentito  ripetutamente di possederle. Tutto qui.
 
(*) Portavoce della Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione</description>
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<title>Società Pannunzio: su De Bortoli l&#039;Odg valuti e sanzioni violazioni deontologiche, no a ipotesi di reato d&#039;opinione; sul  Corriere la parola ai lettori.</title>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2014 22:00:00 +0200</pubDate>
<description>La  “Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione” ha emesso questa  nota:
 

Abbiamo  letto la presa di posizione del Presidente dell&#039;Ordine dei giornalisti  di Milano sulla sciagurata pagina di pubblicità pubblicata da De Bortoli  di solidarietà  a Dell&#039;Utri, in cui si adombra una decisione dell’Ordine  per essere stata posta in essere una “apologia di reato”.

Noi crediamo  che un Ordine non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione tale  ipotesi. Non si può reagire a uno degli episodi più inquietanti del  giornalismo italiano degli ultimi decenni risuscitando un reato di  opinione che andrebbe cancellato dal nostro codice.

Naturalmente  l&#039;Ordine si deve pronunciare su una grave violazione del terzo comma dei  Principi della Carta dei doveri deri giornalisti e dell&#039;art.48  dell&#039;Ordinamento della professione giornalistica, e sanzionarla di  conseguenza.

 
La pagina del Corriere apre però una questione ben più grave. La  pubblicità a sostegno di un colluso con la mafia e condannato  definitivamente a sette anni di carcere la dice lunga sulla crisi  epocale del maggiore organo dell’establishment italiano e  conferma la sua preoccupantissima perdita di sensibilità democratica.

La  Società Pannunzio, nel rivendicare il ruolo centrale dei lettori tra i  protagonisti  del mondo dell’informazione, ritiene che spetti  innanzitutto a loro esprimere il giudizio sull’iniziativa del quotidiano  milanese decidendo di non acquistare il loro giornale per la durata di  tempo che essi stessi giudicano adeguata al torto subito.
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<title>Il Presidente dell’Odg della Lombardia chiama De Bortoli a rispondere della pagina a pagamento per Dell&#039;Utri pubblicata sul Corriere</title>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 22:00:00 +0200</pubDate>
<description>Il testo della lettera che il Presidente dell&#039;Ordine dei Giornalisti  della Lombardia ha inviato ieri al direttore è stata diffuso con una  nota dal cdr del Corriere della Sera, che l&#039;ha ricevuta per conoscenza
 
Gabriele Dossena, Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, chiede l&#039;intervento del Consiglio di disciplina nei confronti di Ferruccio De Bortoli per aver acconsentito alla pubblicazione della pagina acquistata dagli amici di Marcello Dell&#039;Utri.
 

Caro direttore, solo per informarti che in merito alla pagina  pubblicitaria pubblicata sul &quot;Corriere&quot; di oggi acquistata dagli amici  di Marcello Dell&#039;Utri, è mia intenzione portare l&#039;accaduto al prossimo  Consiglio dell&#039;Ordine perché intervenga il Consiglio di disciplina  territoriale per quanto di sua competenza.
Sarà ovviamente il Consiglio stesso a valutare in che misura la  libertà di manifestazione del pensiero cada in apologia di reato o  modalità imbarazzanti per il prestigio e l&#039;etica del giornale che  dirigi.
 
 
 
Ti chiedo anche se ritieni di spiegare a  noi, ai lettori e ai colleghi i motivi di una simile decisione, non  accompagnata da una presa di distanza che potesse ribadire la posizione  del giornale.
 
Cordialmente,Gabriele Dossena</description>
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<title>Protestare serve: una piccola vittoria al MiBAC</title>
<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 22:00:00 +0200</pubDate>
<description> In seguito alla mobilitazione attivatasi spontaneamente per opporsi alla circolare ministeriale n.  39 del 23 settembre 2013, il Segretario Generale del Ministero beni e attività culturali ha emanato una nuova  circolare (la n. 40), che sostanzialmente smentisce la precedente.
La Società Pannunzio, che sin da principio ha appoggiato la protesta, esprime soddisfazione per il risultato ottenuto e assicura che continuerà a vigilare affinché episodi simili non abbiano a ripetersi.</description>
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<title>Censura preventiva al Ministero dei beni culturali</title>
<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 22:00:00 +0200</pubDate>
<description> “Al fine di assicurare l’unità dell’azione amministrativa si richiama  la necessità che ogni attività, a rilevanza esterna, finalizzata alla  formulazione di proposte normative che possano incidere sulla disciplina dei beni culturali,  debba seguire un percorso ordinato e sistematico che sia pienamente  rispettoso del ruolo istituzionale assegnato all’organo di indirizzo  politico del ministero”.
Inizia così la circolare ministeriale con  la quale, ieri, [n.d.r. la circolare è la n. 39 del 23 settembre 2013  non ancora pubblicata sul sito del MIBAC] il Segretario Generale del Ministero dei beni e delle attività culturali ha informato tutti gli uffici del Ministero che, da ora in avanti, chiunque voglia farsi promotore di un evento nel corso del quale discutere o far discutere di una proposta di  modifica del quadro normativo vigente dovrà comunicare tale intenzione  al proprio diretto superiore che, a sua volta,  dovrà richiedere al  Segretariato Generale un’apposita autorizzazione  “da parte del Ministro o, su sua indicazione, da parte dei responsabili degli uffici di diretta collaborazione”.
“La  procedura prevede – scrive il segretario generale nella Circolare – che  i contenuti delle proposte [n.d.r. di organizzazione di eventi  nell’ambito dei quali discutere proposte di modifica del quadro  normativo] siano preventivamente e obbligatoriamente vigilati dai  Direttori generali e dai Direttori regionali competenti” e – prosegue –  “dovranno essere inviate a questo Segretariato generale il quale  provvederà a esporle agli uffici di diretta collaborazione per la successiva valutazione sia del programma che dei contenuti e delle finalità e solo in caso di  esito positivo, è prevista la eventuale autorizzazione da parte del  Ministero”.
Vietato, dunque, discutere di una riforma della disciplina dei beni culturali – piccola o grande che sia – senza il permesso del Ministro anche se, come avviene in genere, senza impegnare in alcun modo il Ministro né parlare a nome del Ministero.
Sebbene  nell’ingessato linguaggio istituzionale, la chiosa finale della  Circolare ne racchiude il senso: l’obiettivo è quello di consentire al  Segretariato generale di esercitare la funzione di coordinamento e di  garanzia dell’unità dell’azione amministrativa.
In burocratese si scrive così ma la sostanza è che si vuole azzerare la dialettica dei diversi uffici del Ministero ed imporre un pensiero unico.
Per  coordinare l’azione amministrativa, infatti, sarebbe bastato – se  davvero indispensabile – stabilire un obbligo di preventiva  comunicazione ma nella circolare ci si spinge ben oltre e si arriva  stabilire l’obbligo di ottenere una speciale autorizzazione del Ministro  prima di discutere in un evento di una modifica normativa.
Quella  del Segretario Generale del Ministero dei beni e delle attività  culturali è un’iniziativa di straordinaria gravità che non può e non  deve rimanere inghiottita nei corridoi del Ministero.
Tocca al ministro Bray,  prendere posizione, ratificandola o sconfessandola e restituendo ai  propri dipendenti, funzionari e dirigenti la libertà di parola e con  essa quella di contribuire al dibattito politico e culturale sulle  regole dei beni culturali.
E’ davvero il colmo che in un Ministero dei beni culturali manchi la libertà di cultura.
 
[Pubblicato su ilFatto Quotidiano.it il 24 settembre 2013]</description>
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<title>CAMERA: LA PRESIDENTE BOLDRINI RICEVE I PROMOTORI DELL&#039;INIZIATIVA PER L&#039;ADOZIONE DI UN FREEDOM OF INFORMATION ACT IN ITALIA</title>
<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 22:00:00 +0200</pubDate>
<description> ROMA, 23 luglio 2013 - La Presidente della Camera Laura Boldrini ha incontrato i promotori dell&#039;Iniziativa per l&#039;adozione di un Freedom Of Information Act in Italia (FOIA), la coalizione composta da associazioni, giornalisti, studiosi,  dirigenti pubblici che si batte affinché anche nel nostro Paese, come  già avviene in decine di nazioni, sia più facile per i cittadini  ottenere informazioni dalle amministrazioni pubbliche.  &quot;La trasparenza - hanno affermato i promotori dell&#039;Iniziativa - è uno  strumento indispensabile non solo per tutelare i diritti individuali, ma  anche per favorire lo sviluppo economico, migliore l&#039;efficienza della  Pubblica Amministrazione, contrastare efficacemente sprechi e  corruzione&quot;. La richiesta è di una legge che consenta l&#039;accesso ai  documenti degli enti pubblici a tutti i cittadini che ne facciano  richiesta, e non soltanto a coloro che - come prevede la normativa ora  vigente - abbiano un interesse &quot;diretto, concreto e attuale&quot; a conoscere  i dati.  Laura Boldrini ha sottolineato come la trasparenza sia una delle  linee-guida nell&#039;azione della Presidenza, e caratterizzi tra l&#039;altro sia  gli interventi per la razionalizzazione dell&#039;amministrazione di  Montecitorio, sia il lavoro attualmente in corso per la riforma del  regolamento della Camera. &quot;So bene che questa domanda è molto forte  nell&#039;opinione pubblica, e che passa per questa via la possibilità di  ridurre il divario oggi così profondo tra istituzioni e cittadini&quot;.  Ai promotori dell&#039;Iniziativa per l&#039;introduzione del FOIA la Presidente  Boldrini ha assicurato che seguirà con attenzione l&#039;iter delle proposte  che sul tema dovessero essere presentate alla Camera nei prossimi mesi.  All&#039;incontro hanno partecipato Giovanni Rossi (Presidente Fnsi), Renzo  Santelli (Ufficio Stampa Fnsi) e per il Comitato FOIA Raffaele Fiengo,  Marco Contini* e Andrea Fama.
[Fonte: ANSA]
 
(*) Direttore della Società Pannunzio per la libertà d&#039;informazione e Segretario Generale dell&#039;Iniziativa per l&#039;adozione di un Freedom of InformationAct in Italia</description>
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